Archivio per la categoria 'Francesco De Gregori'
Artista: Francesco De Gregori
Album: Per Brevità Chiamato Artista
Titolo: L’infinito
Lascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume
E’ un riflesso sull’acqua
Una bolla di sapone
E alla fine del libro non c’è spiegazione
Ho viaggiato fino in fondo alla notte
E stava nevicando
E ho visto un grande albergo con le luci spente
E ho avuto tanta paura
Ma nemmeno tanto
La strada andava avanti
Ed io slittavo dolcemente
Lascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
E metti un palio
Al mio dolore
E non guardare il tempo
Il tempo non ha senso
Domani sarà tempo
Di cose nuove
Ho viaggiato fino in fondo nella notte
Senza guardarci dentro
Senza sapere dove stavo andando
E alle mie spalle il giorno
Si stava consumando
Ed ho provato un poco di tristezza
Ma nemmeno tanto
Artista: Francesco De Gregori
Album: Per Brevità Chiamato Artista
Titolo: L’imperfetto
Era, pioveva
C’era qualcosa che non si vedeva
Respirava qualcosa respirava
Nella stanza della sposasi nascondeva
Eppure si muoveva
Ancora dimmelo ancora
Che tutto ritornava così com’era
Come bruciava che si disperdeva
E come tornava
Ogni volta che partiva
Piangeva
E si stancava
Come sabbia nel tempo si trasformava
E però esisteva
E si incarnava
E a volte ero sicuro che nasceva
E che ricominciava
Che saliva
E scendeva
Chiamava e si rispondeva
Meravigliava
E produceva
Ed espelleva suoni
Suoni che rubava
Era pioveva
Ma così bianca e nessuno se la prendeva
Così per poco
Che poco ci mancava
Mentre guardava un telefono che suonava
e che non la smetteva
Non parlava
però sapeva tutto quello che gli bastava
quello che credeva
quello che non vedeva
così preciso ed imperfetto
che nessuno lo incastrava
se non voleva ringraziava
con un inchino da domatore le salutava
e poi chiedeva
e chiedeva o prendeva
e come un messicano si allontanava
Artista: Francesco De Gregori
Album: Per Brevità Chiamato Artista
Titolo: Carne Umana Per Colazione
Ehi, probabilmente non si deve fare
però lo stanno facendo già
correttamente e politicamente
e poi magari diventerà
qualcosa che divertirà la gente
un nuovo tipo di televisione
una vacanza intelligente
o un campionato di liposuzione
Ehi, c’è una nuova specialità
carne umana per colazione
Ehi, non ti devi preoccupare
prendi la cosa con tranquillità
è garantito che non fa male
non è nemmeno una novità
è acqua che si fa pesante
la fotocopia di un’esplosione
calce viva in un ristorante
o fumo in una stazione
Ehi, non senti stanno cucinando già
carne umana per colazione
C’è una luce in mezzo al cielo
proprio dove stai guardando tu
c’era una volta un mondo intero
e adesso non esiste più
però esisteva veramente
ed è finito non si sa come
non ne è rimasto quasi niente
a parte l’eco di una radiazione
Ehi, da qui all’eternità
carne umana per colazione
Ehi, c’è qualcosa sul giornale
stanno facendogli pubblicità
non te la devi lasciar scappare
è una scheggia di modernità
è un ero dell’altra guerra
chiuso dentro una prigione
sarà impiccato domattina
p sarà libero su cauzione
Ehi, qualcuno ha scommesso già
carne umana per colazione
Artista: Francesco De Gregori
Album: Per Brevità Chiamato Artista
Titolo: L’angelo Di Lyon
Fu la visione di Anna Maria con il rosario tra le dita
Ad incantare lo stregone e a fargli cambiar vita
Lasciò la scena in un vestito grigio, lasciò un messaggio con un sorriso
Diceva: “Parto per Lione, e cerco un angelo del Paradiso”
Salì sule treno che portava a Bruxelles, ordinò cognac e croissants
Fece l’elenco dei suoi beni futili nella carrozza restaurant
Pensò alle ville e alle piscine, ai pezzi rari da collezione
E fece un voto come San Francesco per il suo angelo di Lione
E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava
Mentre guardava dal finestrino l’ombra del treno che lo portava
e ad occhi chiusi sognò quei due fiumi, il Rodano e la Saône
Simbolo eterno delle due anime maschio e femmina di Lyon
Restò ad aspettare sul vecchio ponte, pensò all’incontro di un anno fa
Ma i giorni vanno e diventano mesi, quattro stagioni son passate già
Ora il suo abito è tutto stracciato, somiglia proprio ad un barbone
Gira le strade e cerca ad ogni passo il suo angelo di Lione
Stanotte nella cattedrale mille candele stanno bruciando
Le tiene accese suor Eva Maria a mano a mano che si van consumando
E dentro ai vicoli come in sogno trascina il passo lo straccione
Il vecchio scemo fuori di testa per il suo angelo di Lione
E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava
Mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva
E attraversò quei due sacri fiumi, il Rodano e la Saône
E l’acqua scura come il mistero di quell’angelo di Lyon

Informazioni Windows 7